Il gigante di Candia: coach Bughi Alessandro!!

Salve coach, finalmente riusciamo a parlare con il gigante di Candia (il mister è alto.1,98). Tu sei un uomo di sport e di volley soprattutto, come e quando hai iniziato con questo sport?

Ho iniziato in quarta elementare, quindi a 10 anni a Collemarino per sbaglio. Perchè ero con la scuola al campetto da calcio vicino al palazzetto e io ed altri due ragazzi siamo stati notati da Massimo Concetti che ci ha prelevato e ci ha iniziato al volley. Io non sapevo neanche cos’era con il volley e così è inizato. Io davvero non sapevo neanche che esistesse il volley.

Nella tua lunga carriera, qual è stato il momento in cui ti sei sentito più realizzato?

Ce ne sono stati tanti di momenti in cui sono stato soddisfatto. Il massimo però è stata la convocazione per la nazionale pre-Junores a 16 anni. Abbiamo fatto due collegiali, a Madonna di Campiglio e a Gubbio insieme alla Spagna. Vestire la maglia azzurra è l’apice per uno sportivo.

Quest’estate hai finalmente ceduto alle avance di Candia e hai iniziato ad impegnarti su un altro fronte, da giocatore ad allenatore. Cosa ti ha portato, alla soglia dei 34 anni, a questa scelta e quanto ti è costato appendere le scarpette al chiodo?

Mamma mia… Principalmente ho intrapreso questo nuovo percorso perchè tutto ha un inzio e tutto ha una fine. A 34 anni con una moglie un due bellissime figlie ho deciso che era arrivato il momento di cambiare, anche perchè come giocatore ho raggiunto tutti gli obiettivi prefissati e così ho sentito che era giunto il momento di cambiare.

Quanto di Alessandro giocatore hai portato in questa tua nuova esperienza?

Sicuramente la quasi totalità, in quanto avendo avuto tante esperienze sia positive che negative, questo mi agevola molto nel mio ruolo. Cerco di far capire alle mie giocatrice le esperienze fatte.

Quale sono state le tue prime emozioni da allenatore?

Sono state emozioni strane, ma positive, nel senso che a vedere giocare e non poterne prendere parte è dura, però penso sia una bella esperienza che dovrebbero provare almeno tutti coloro che hanno giocato. Ci sono tante scelte da fare, c’è da prendere decisioni e gestire un gruppo. Poi la prima squadra, essendo in 13-14, richiede ogni volta una scelta delicata.

A metà anno, dopo qualche mese con il giovanile, sei stato chiamato a prendere le redini della prima squadra. Che cosa hai pensato quando hai ricevuto la proposta?

Ho pensato “bene, se c’è bisogno perchè no”. D’altronde non mi sono mai tirato indietro di fronte a nuove sfide, anzi ho sempre cercato di dare più del massimo. Logicamente se mi è stato chiesta cosa c’era fiducia e quindi non sono una persona che vuole deludere quando è chiamato a mettersi in gioco.

A Candia hai modo di lavorare sia con il giovanile che con la prima squadra. Qual è il tuo giudizio sulle varie compagine?

Sono tre realtà completamente differenti, soprattutto per l’età, poi viene l’aspetto tencico. Tutto sommato l’ambiente di Candia favorisce il lavoro in quanto si cerca di fare il possibile per farle lavorare sia per quantità che qualità, come nel caso della palestra del Pinocchio, presa per avere più tempo. C’è tanto da lavorare, ma c’è comunque il riscontro positivo perchè le atlete rispondono positivamente a quello che viene chiesto e insegnato loro.

In oltre venti anni di volley giocato hai avuto modo di conoscere diverse realtà sportive. Qual è stata la società meglio organizzata? E Candia come potrebbe migliorare?

La società meglio organizzata in teoria Falconara, Sira, però è anche vero che in quel caso si tratta di un livello elevato per i numeri e le risorse, avendo da gestire la massima serie. Passando a una realtà più piccola Bottega di Colbordolo a Pesaro, squadra in cui ho fatto la B2 vincendo il campionato, mi sono trovato molto bene anche per merito dell’allenatore Daniele Rovinelli il quale ha gestito un gruppo variegato di giovani e meno giovani con molta maestria e i risultati sono arrivta.

E adesso è il momento sfogo, dì qualcosa che non hai detto alle tue giocatrici, tanto non ti leggono…

Credere in se stesse, più che uno sfogo è un consiglio a tutte, da fratello più grande, da una persona di fiducia. Qualsiasi sia il livello, il ruolo, credere in se stesse perchè è una cosa che mi sento di dire in quanto io personalmente ne ho riscontrato i benefici.

Non potevamo non concludere con le aspettative per il finale di stagione, dato che siamo nella settimana “calda”, visto che il primo posto ci è sfuggito.

Il primo posto ci è sfuggito per diversi fattori, non c’è un solo motivo. Non è facile entrare a metà campionato e in poco tempo riuscire a trasmettere la fiducia e la convinzione che secondo me un po’ mancava in questa squadra. Le aspettative sono quelle che ripeto da circa un mese, vedendo tutte le altre squadre che abbiamo affrontato, secondo me siamo la squadra più completa, anche di US Senigallia. Siamo più complete a livello di atlete, avendo una rosa che ci permette di gestire tutte le situazioni, tenendo sempre presente che tutto dipende solo e sempre da noi..

Un’ultimissimissima domanda, promesso. Quale giocatrice avversaria hai invidiato e magari pensato “sarebbe bello averla a Candia”?

Io rispondo così: nessuna giocatrice, perchè il volley è un gioco di squadra e a lungo andare la differenza non la fa la singola atleta, ma il gruppo, cosa che ho sempre cercato di trasmettere e far capire, soprattutto nello spogliatoio, anche nelle magnate.

E a noi non resta che fare un grandissimo auguro per il finale di stagione al coach e alla sua squadra!!!!!!E naturalmente lo ringraziamo non solo per le sue virtù sportive, ma anche per quelle culinarie!!!!!!!!

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